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A questo punto, caro lettore, lascio la parola direttamente al Poeta.

«Per quanto mi riguarda, se il problema del webetismo rimanesse circoscritto all’attribuzione di un aforisma non sarebbe grave, ma spesso andando a leggere i commenti di una qualsiasi informazione condivisa sui social media si apre un mondo. Molti internauti investono un sacco di energie per esprimere le proprie opinioni riguardo a qualsiasi contenuto passi loro sotto il naso. È impressionante: se agli smanettoni digitali viene messo a disposizione un breve spazio bianco dove poter dire la propria opinione, una buona parte di loro si lancia in sperticate lusinghe nei confronti di quelli che la pensano allo stesso modo, oppure litigano, talvolta con tagliente ferocia, con degli sconosciuti che si presentano con fantasiosi nickname. Si potrebbe dire che il World Wide Web sia una specie di Far West, un territorio senza regole dove ognuno è libero di fare quello che vuole, accusando, insultando e maltrattando il prossimo senza preoccuparsi delle conseguenze. Internet sta diventando sempre più un luogo di incontro o scontro dove per stare assieme si usa qualsiasi cosa, vera o falsa che sia non è importante, basta condividerla. Sta proprio qui il problema: io faccio fatica a frequentare ambienti dove c’è poca trasparenza, dove c’è tanta rabbia o dove la Bellezza non è contemplata. Me ne devo allontanare, o comunque, in qualche modo, devo tenere lontano quel Sistema da me.

Io torno indietro.

Torno indietro perché non reggo più un mondo virtuale basato sul nulla e sul conflitto, esattamente come non soffro più quello reale, specchio fedele di quanto accade in rete. Il mio desiderio è quello di andare incontro alla Bellezza, e per farlo scarto il brutto, il falso e tutto ciò che di quel corpo egro chiamato società mi appare corrotto. Una delle frasi più comuni e che più mi affascinano è la seguente: “È una follia, io ho bisogno di andarmene, di scappare, di isolarmi da un simile delirio”. La sento ripetere da tante persone, la leggo nelle loro bacheche, la sento dibattuta in tv, alla radio, in strada, ovunque, sembra che attorno a me non ci sia individuo che non sia consapevole della malattia di questa società e della necessità di una cura. Eppure la maggior parte delle persone che condannano il Sistema non fa assolutamente nulla per allontanarsi dallo stesso Sistema in cui vive. La separazione, ovviamente, sarebbe dolorosa. Significherebbe allontanarsi dalle persone care, ma non ci sarebbe nulla di cui meravigliarsi: è sempre necessario fare spazio per intraprendere certi viaggi. Ecco perché io torno indietro: mi sento incoerente se resto passivo di fronte alla bruttura imperante! Quindi l’Esperimento è persino banale: sto provando ad essere congruente con me stesso. Quindi posso anche arrivare in libreria tramite un vero editore ‒ pubblicare ‒ in fondo è quello che ogni poeta e scrittore desidera, ma c’è modo e modo. Ecco perché prima di tutto mi sono costruito un’agorà dove incontrare i miei lettori. Nel mio mondo posso fare selezione, verificare, approfondire, conoscere la persona che vuole ricevere una mia opera artistica. Sta lì il tentativo di trovare una nuova Bellezza. Non si tratta di discriminazione ma di sopravvivenza. Si tratta di essere rispondenti con quello che tutti noi desideriamo nella vita: la felicità. Quindi, mentre il mondo intero viaggia spedito verso un futuro che lui stesso ‒ globalmente ‒ si costruisce, io mi fermo e ricomincio dalla gente. Ricomincio dalle relazioni vere, tangibili, lente, verificabili, semplici, umane. Io riparto da tanti rapporti singoli e sinceri con l’altro, mi creo il mio recinto di relazioni appaganti, dove l’incontro comincia con un sorriso, dove ci si informa, si chiede, si risponde, si ascolta, si ringrazia e ci si inchina al mistero che la Bellezza condivisa crea. Infine, ma solo alla fine, l’incontro può concludersi con uno scambio commerciale nel quale viene versato un corrispettivo per un servizio artistico, ma c’è modo e modo per arrivare lì. Non so come vada tradotta questa esigenza, qualcuno dirà che è una specie di baratto mentale, altri ancora la potranno esaltare come una forma di coerenza estrema o di etica dello scambio, altri diranno che è proprio l’opposto, una furbata delle più meschine, e che l’onestà, anche intellettuale, è un’altra cosa. Io non so cosa rispondere, so che è vero per me ma so bene che può essere esattamente il contrario per altri: ormai perfino le parole “etica” e “coerenza” sono strumentalizzate, svendute, abusate e stuprate fino a renderle irriconoscibili. Così non se ne esce più: la retorica è la tomba della Bellezza. Pensare di scovare chi ha ragione è uno spreco di tempo nei confronti di un argomento fin troppo semplice da analizzare. Io so che alla fine esisteranno sempre due verità: la mia ‒ secondo la quale ho creato tutto il mio mondo per coerenza ‒ e quella degli altri, la vostra, cioè il vostro sentire una volta arrivati a questo punto del racconto. Una sola cosa è certa ed inconfutabile: se le due verità combaciano, per quanto mi/ci riguarda, l’Esperimento è riuscito».

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