Trovata la strada, il Poeta scoprì subito che aveva un problema. Se da un lato è accettabile che chi scrive poesie debba suo malgrado indossare la maschera del poeta, dall’altro era impossibile per lui amare le maschere, compresa la sua. Per il Poeta era una specie di fregatura perché, nel momento stesso in cui provava ad uscire da un Sistema lavorativo, sociale e familiare che gli stava scomodo e che tutto sommato gli impediva di essere “vivo”, se provava ad essere veramente se stesso, veniva comunque riconosciuto da un altro Sistema che lo accettava solo come maschera e, ovviamente, era come tornare al punto di partenza. Troppo spesso infatti il settore dell’editoria, dell’arte, dei critici letterari, dei giornalisti, degli assessori alla cultura, delle mostre, dei premi, delle presentazioni pubbliche assomigliava al mondo della finanza da cui tentava di scappare. Il Poeta sapeva che non era colpa di nessuno se era così.
«Tutti devono campare in qualche modo ma è raro che le persone si svestano della finzione che è toccata loro in sorte e, quando si fa parte di una collettività che ha i suoi meccanismi consolidati, è quasi impossibile non indossare i panni che ci vengono cuciti addosso dagli altri. Quando uno prova a toglierseli, deve accettare che dovrà lottare per uscire da quella costrizione».
Il Poeta sentiva di avere la poesia dentro ma non gli era facile parlarne. Alto fu il prezzo che dovette pagare: pochi furono gli amici che gli restarono accanto quando egli manifestò ciò che portava dentro, e ancor meno furono i savi che si aggregarono alle sue battaglie. Ritrovandosi così solo e non potendo fidarsi delle maschere indossate da potenziali alleati, egli decise di lanciarsi in un Esperimento: provò a saltare gli intermediari, gli editori, i manager, gli esperti di comunicazione e si rivolse direttamente a chi era in grado di interpretare le sue righe. Egli decise di rivolgersi alla strada e invitò le persone ad entrare nel suo mondo, proponendo un rapporto di fiducia diretto, da cuore a cuore, chiedendo loro se, per pochi passi, erano disposte a stare al gioco. Il Poeta infatti, oltre ai Figlioli e ai libri disponibili nella Bottega della Poesia, offriva delle opere personalizzate come quelle di un sarto, prendendo le misure del lettore per cucirgli addosso l’abito che desiderava. Il lettore poteva quindi selezionare il numero di liriche, i racconti, il materiale con cui rilegare i fogli, il tipo di opera, tutto a suo piacimento. In questo modo nessuna opera sarebbe mai stata uguale all’altra, ma ci sarebbero stati solo tanti originali fatti artigianalmente, attraverso un sapere pratico e antico, attinto a piene mani da ogni tipo di laboratorio non accademico. Per questo, caro lettore, mi permetto di consigliarti un racconto su tutti, “Il confine dei pensieri sbilenchi”, il quinto racconto del libro L’ESPERIMENTO, lì capirai perché il Poeta preferì non seguire la via ordinaria per giungere in libreria, ma scelse la sua strada, più lunga e difficile, ma alla fine ben più ricca di inusuale Bellezza.
