«Ovviamente è più impegnativo, sia per me che per voi lettori, ma in questo tipo di contratto abbiamo entrambi l’esclusiva dell’unica cosa che conta all’interno di una relazione con qualcuno: la verità condivisa. La mia proposta è quella di condividere un rapporto epistolare fisico, faticoso, d’altri tempi, dove ci si scrive ancora con carta e penna, dove ci si parla a voce e non attraverso la sintesi di un sms o di una mail, dove si spediscono ancora le cose con i pacchi postali, senza contaminazione, senza ombre, senza dubbi, senza filtri altrui. Io quindi parto verso un nuovo progresso, io torno indietro ad un umanesimo vero, concreto, dove il tatto, l’olfatto, la vista sono coinvolti, dove entrambi – autore e lettore – sono gli elementi fondanti di un Esperimento che produce una Bellezza singola ma al contempo universale. Questa è la magia di quanto propongo: una relazione chimica, un imbarazzo, una difficoltà, una fatica, un mettersi in gioco, un gustarsi la meraviglia del percorso, perché, come diceva il poeta greco Kavafis, non è la meta lo scopo del viaggio, ma il viaggio stesso. Non sarà un’esperienza sintetizzabile in un copia ed incolla, o condivisibile con un click, non sarà neppure riassumibile nella consueta passività del lettore che con in mano un libro se ne sta seduto a leggere, la mia proposta è un’attività reale, concreta e praticabile – costerà denaro e fatica - ma è un tornare indietro per andare avanti. Certo, la mia offerta lascerà spaesato più di qualcuno, ma negli anni mi sono ritrovato con della poesia da offrire senza sapere come fare e, tra una Bellezza solitaria e una solitudine in compagnia, questa è stata l’unica risposta che ho trovato: un compromesso che ricominci dall’essenza stessa delle cose, dal Foglio Bianco che c’è in tutti noi.
Ecco, io torno indietro, voglio profondamente tornare indietro, ad altri tempi, ad altre Bellezze…
Spero di trovarti lì.
Grazie per essere arrivato fino in fondo a questa storia, spero ne sia valsa la pena.
m.
Ps: all’inizio del racconto affermo che Enrico Mentana ha coniato il neologismo “webete”. Non è affatto suo, è stato inventato da altri molto prima che Chicco lo utilizzasse in un suo telegiornale, ma ormai la rete lo attribuisce esclusivamente a lui. Tant’è, mi sembrava giusto precisarlo.
