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Chi lavora con le mani è un lavoratore,

chi lavora con le mani e la testa è un artigiano,

chi lavora con le mani, la testa ed il cuore è un artista.

 

San Francesco D’Assisi & Louis Nizer

 

Era da qualche minuto che se ne restava tranquillo, seduto davanti al monitor, in modo contemplativo, altero e soddisfatto, convinto di aver fatto un buon lavoro. Era compiaciuto di sé poiché aveva appena trovato l’aforisma che faceva al caso suo, la sintesi perfetta della sua creatività. E poi, poi c’era il non trascurabile dettaglio che il motto prescelto fosse riferibile a uno dei suoi personaggi storici preferiti, San Francesco D’Assisi. Sembrava la classica ciliegina sulla torta, quando improvvisamente, e neppure lui avrebbe saputo spie-garne la ragione, se non nell’ovvietà che le intuizioni sono messaggeri divini e arrivano quando vogliono loro e per un motivo ben preciso, aveva dubitato dell’origine dello stesso. Si ricordò infatti di aver letto diverse biografie del Santo e visto anche alcuni film, ma mai si era imbattuto nella frase. Eppure, ovunque in rete, essa veniva attribuita a San Francesco. Dunque, nel doveroso e legittimo tentativo di confutare i suoi dubbi, il Poeta digitò l’aforisma anche in inglese. Da lì, la sgradita sorpresa.
Passò così ulteriori due ore al computer, non preventivate, e man mano che le ricerche si spingevano in profondità, i dubbi aumentavano assieme alla sua frustrazione. Il Poeta odiava in particolar modo perdere tempo e non sfruttare ogni istante disponibile per creare qualco-sa di utile, bello o divertente, per sé o gli altri. In quel frangente, più provava a dipanare l’arcano, più gli sembrava di essere finito in un misterioso caso internazionale di latrocinio d’autore. Il contrattempo lo aveva innervosito e per smaltire un po’ di rabbia decise che era certamente meglio farsi una tisana rilassante.
«Doppia, anzi, tripla!»
Mise nell’acqua bollente tre bustine di un infuso a base di camomilla, tiglio e melissa, poi con la tazza fumante in mano ritornò davanti al monitor e cominciò a osservare le due figu-re di fronte a lui.
«Allora, voi due, Francesco e Luis, lo sapete di essere in un bel pasticcio? Non solo mi state facendo buttare il pomeriggio, e questo potrei anche accettarlo, ma ciò che mi lascia sgomento è che uno di voi è - senza dubbio - un ladro».
Il Poeta diede una breve sorsata meditabonda.
«Eh già, caro avvocato e illustre scrittore a stelle e strisce Louis Nizer, potresti essere stato tu a rubare l’aforisma a San Francesco, ma non ti preoccupare, il fatto che io sia italiano non modificherà la mia imparzialità né, stanne certo, la mia inclemenza. E non devi sentirti del tutto a posto neppure tu, mio caro Francesco, se stavolta è toccato a te essere sospettato di furto. Già, proprio tu, il Santo più amato dagli italiani, tu potresti essere un ladro. Ovviamente è capitato a tua insaputa, per colpa della superficialità dei tuoi seguaci, io però penso che non sia una bella cosa che tu da lassù, visti gli appoggi spirituali di cui dovresti godere, non faccia nulla per rimediare. Se da vivo sapevi parlare agli animali, ora da morto il compito non dovrebbe sembrarti troppo diverso con quel gran numero di pecore e caproni digitali che, senza neppure sospettarlo, ti stanno infamando».
Il Poeta osservò l’orologio, erano le quattro del pomeriggio, sapeva che aveva ben altre urgenze da sbrigare, ma arrivato a questo punto non poteva mollare la presa: doveva scoprire chi era il legittimo proprietario dell’aforisma. C’è da aggiungere che poco prima, dopo un breve istante di scoramento, causato dall’incidente in corso, il Poeta era stato ten-tato di mettere il suo nome là sotto, a mo’ di provocazione goliardica, alias un vero falso, ma si rese subito conto che grazie all’aiuto di una moltitudine di sconsiderati internauti, una innocua finzione avrebbe potuto diventare un’ulteriore assurda radicata verità. Insomma, avrebbe complicato una storia che già di suo era brutta.
«Lo avrei fatto per burla, poi ho pensato che magari fra cento anni attribuivano l’aforisma a me. Non ridete, ormai nella società delle fake news tutto è possibile, soprattutto l’assurdo e ciò che di opaco serve al Sistema per fare soldi. Il fatto è che io mi innervosisco nel vedere con quanta faciloneria le persone si compiacciano nello scambiarsi sciocchezze e bufale senza sospettare del danno che producono alla collettività».
Il Poeta, con la tazza fumante in una mano, stava pigramente “sfogliando” diverse pagine internet e guardava le fotografie dei suoi due interlocutori.
«No, non ve lo concedo, la solita scusante con me non regge: insinuare che la tv, i giornali, i blogger, gli influencer, i politici, le multinazionali o altre menti occulte siano i creatori di una gustosa ignoranza non è abbastanza. A rivestire il ruolo primario ci sono loro, gli smanettoni del web, i quali, agendo in modo superficiale, diventano i complici di un circolo vizioso. Se c’è una cosa che mi dà veramente fastidio non è l’ignoranza dei misera-bili, di coloro che sopravvivono nelle periferie degradate del mondo, a me irrita l’abulia dei miei simili, la semi ignoranza dei benestanti occidentali che non fanno altro che rinnegare il sapere di cui dispongono».
Il Poeta depose la tazza e si mise ad osservare alcuni affreschi medievali raffigurante il Santo nel momento in cui stava parlando agli animali. Le comparava alle foto, altrettanto accattivanti, dell’avvocato americano in giacca e cravatta mentre reggeva gli occhiali con aria guascona. Le stava studiando in silenziosa contemplazione, come se nel farlo, nel fissare le figure statiche, diafane e digitali di due persone influenti e virtuose, fosse possibile stimola-re il “canale”, il mondo delle intuizioni o il suo poetare. Quello era il suo momento, che durava da una vita, scavare nei propri pensieri per meglio interpretare quelli altrui.
Il Poeta diede una lunga avida sorsata alla tisana. Nel deporre la tazza colpì inavvertita-mente il bordo del computer versando parte del liquido sul tavolo. Imprecò. Il livello della sua agitazione era salito in modo proporzionale al tempo sprecato. Era impensabile che la tisana facesse subito effetto, lo sapeva bene. Guardò il soffitto, come se ci fosse un modo per ritirare le imprecazioni.
«Un aforisma e due autori diversi, ottocento anni a dividerli, ma dico, come accidenti si fa a bersi qualsiasi notizia senza mai controllare le fonti? È da idioti condividere post a ripetizione nella speranza che altri mettano un “mi piace”. Così facendo si finisce solo per diventare dei sostenitori della cosiddetta “Post-Verità”. Lo so che non potete sapere di cosa sto parlando: la Post-Verità è quella… come dire, condizione dilangante in rete, ma soprat-tutto fuori, nella quale si accetta per vera, da parte della maggioranza dell’opinione pubblica, una notizia esclusivamente in base alla sensazione e all’apprezzamento che essa suscita, senza alcuna verifica del dato oggettivo».
Il Poeta si mise in pausa, in attesa di una risposta.
«Ancora non capite? Allora guardate qua, guardate…».
Il Poeta smanettò per qualche istante sul pc fino a far comparire l’aforisma in questione incorniciato in dozzine di sfondi dai colori e dalle ambientazioni diverse. Quelli in lingua italiana riportavano in calce sempre lo stesso autore: San Francesco. La dinamica era identi-ca anche in lingua inglese ma fra centinaia di scelte diverse tra caratteri di stampa, stili e cornici del mondo anglosassone, il titolare delle parole era l’avvocato americano.
«Compreso il problema? Immagino siate sgomenti, ma non illudetevi che la cosa si possa sistemare. No Francesco, non è una questione di buon senso, no mi spiace Luis, qui non c’entra il rispetto delle leggi, dovete capire che il problema coinvolge l’intera società, è radi-cato e irreversibile. Vi esorto a non insistere, non è più il tempo dei Santi e degli eroi. E poi non ha alcun senso avvisare la gente del pericolo, la massa non sa più cos’è la Bellezza, fi-guriamoci se vuole faticare gratuitamente per evitare ipotetici pericoli. Dovreste saperlo, vale per ogni epoca, la gente odia gli specchi e non sopporta il dover ammettere di essere così sciocca da risultare dannosa. A nulla giova essere professori o dottori, il problema è trasversale. Inutile che insistiate! Sarebbe come salire sulla macchina del tempo e tornare indietro di cent’anni, in una qualsiasi pubblica piazza italiana, e gridare che è pericoloso es-sere interventisti e che declamare le virtù purificatrici della guerra è da matti. Eppure è suc-cesso davvero! Nei primi anni del secolo scorso essere a favore dell’entrata in guerra a fian-co dell’Intesa era un vanto, e molti ne andavano così fieri che lo sbandieravano in ogni oc-casione. Gli intellettuali inneggiavano convintamente all’apocalisse con lo champagne in una mano e la penna nell’altra, senza curarsi che ciò significava mandare a morte milioni di gio-vani uomini e rendere vedove e orfani altri milioni di mogli e figli. Cent’anni dopo non ser-ve più andare in guerra, è cambiato il metodo di alienazione umana, ma la dinamica psichica della chiamata alle armi è esattamente la stessa, perciò vi confermo che è del tutto inutile avvisare gli webeti che stanno riproponendo un atteggiamento privo di un qualsiasi pensiero critico rispetto, ad esempio, al transumanesimo che altro non è che il baratro a cui siamo diretti. Francesco, Luis, forse siamo già in volo, ormai la normalità è essere posseduti da un video. Per di più nessun uomo di governo fa qualcosa per fermare l’imminente catastrofe umanitaria a cui stiamo mandando incontro i nostri figli. I pochi, come me, che si fanno Cassandre sono mal visti. Dicono che siamo retrogradi, ma a me non dà fastidio, essere appellati come antiquati ai tempi del transumanesimo è una specie di complimento di cui essere fieri».
L’umore del Poeta si stava sempre più rabbuiando e l’entusiasmo iniziale per aver con-cluso la sua Home Page, man mano che raccoglieva indizi per scoprire chi era il colpevole, stava evaporando in un’invettiva sul declino della società contemporanea. La tripla dose di tisana calmante sembrava aver sortito l’effetto opposto. Lo sapeva che non sarebbe servita ma si era illuso di poter restare vittima di un effetto Pigmalione, ovvero della profezia che si autoavvera, o di una specie di effetto placebo nel caso le erbe nel filtro avessero dovuto fallire. Invece il suo fegato, e i suoi pensieri, continuavano a macinare bile.
«Cari Francesco e Luis, credete a me, il transumanesimo è alle porte e gli webeti adepti della Post-Verità sono pericolosi come un braccio destro teso, come un brindisi alla guerra, come lo schiaffo ad una donna, come l’abbandono di un neonato, come lo spaccio di una droga. Ma già ve l’ho detto, gridarlo in piazza è controproducente, per cui dovrei autocen-surarmi. Nel mio caso, incaponendomi a voler dimostrare che c’è un ladro di aforismi im-punito salvaguardato da milioni di complici inconsapevoli, non molto svegli ma ugualmente devastanti, per di più sparsi in ogni continente, rischio solo di mettere in pericolo tutto il mio lavoro da artista. Avete capito qual è il guaio? Non posso far finta di non sapere che uno di voi sta rubando. Potevo salvare te Francesco? Solo per simpatia? O era più giusto collegare gli indizi, seppure senza uno straccio di prova? Tu Luis, avresti agito in modo non professionale? Il problema è che non si era mai vista una Home Page così lunga. Per colpa vostra, o dei vostri seguaci, avrei dovuto rinunciare all’aforisma, ma sarebbe stato ingiusto nei miei confronti. Allora ho deciso di scrivere un racconto, e la cosa potrebbe anche fun-zionare in un testo cartaceo, ma nel mondo digitale, credetemi, dove la sintesi e la fretta la fanno da padroni, è assolutamente sconsigliato»
Il Poeta si rese conto che la situazione gli era sfuggita di mano. Era caduto nel suo solito errore: glielo dicevano tutti che era troppo complicato, che certe volte è meglio lasciar cor-rere, che stare zitti ha i suoi vantaggi, che troppa coerenza diventa controproducente, che un bel tacere non fu mai scritto, ma lui riteneva che qualsiasi questione, anche una verità di poco conto, era vitale per l’armonia del creato. Non voleva cambiare l’aforisma della sua Home Page e non voleva neppure mentire ai suoi lettori, sapeva chi erano i complici ma non chi era il colpevole. Sapeva che doveva essere veloce nell’esposizione ma anche piace-vole e accattivante. Era un equilibrismo tra esigenze opposte, ecco cos’era diventata la sua Home Page. Per un attimo, sfinito dal confronto interno, riconsiderò di eliminare l’aforisma e lasciare una foto senza nessuna didascalia, sarebbe stata la soluzione più adeguata per una società ormai affogata nella Post-Verità, il cioccolatino preferito per chi ama “non pensare e non faticare”, per chi usa solo le sensazioni di pelle e segue la velocità delle immagini, ma il Poeta avrebbe bruciato tutti i suoi libri piuttosto che rinnegare se stesso.
«Sapete cosa farò? Un’Esperimento».
Fu così che il Poeta accetto di romanzare la sua Home Page, realizzando una specie di ossimoro, essere digitalmente analitico, poiché in un unico racconto doveva seguire le diret-tive di tutti i manuali di scrittura, nei quali si raccomanda fortemente di creare aspettativa nei lettori così da invogliarli a girare la pagina per vedere cosa succede, ma doveva pure se-guire i consigli di quelli che si potrebbero considerare gli antagonisti della letteratura, gli esperti di siti web che tanto si raccomandano di non dilungarsi mai in argomentazioni inutili se si vuole avere un sito attrattivo.
«Avevo finito, poi siete sbucati voi due e mi avete complicato il lavoro: avessi almeno ri-solto, invece non ho ancora scoperto chi è il ladro. Devo sperare che i miei lettori siano l’opposto di quanto scritto finora, che siano persone che scavano a fondo, con curiosità, fatica e numerosi dubbi. Sì, vabbè, è come riuscire a trovare galline ancora allevate a terra, nutrite con mais naturale e gli avanzi di casa. Dovranno essere bestie rare i miei lettori, non da allevamento intensivo, bestie quasi in via di estinzione…».
Il Poeta sapeva che ai corsi di scrittura insegnano anche un’altra regola d’oro: bisogna far immedesimare i lettori con il protagonista e metterli nella condizione di fargli scegliere da che parte stare. La scelta di campo del Poeta era quindi chiara: ora non gli restava che finire di preparare la sua Home Page per lo scopo per cui era nata, essere il suo biglietto da visita. Per l’altro scopo, verificare se un certo tipo di animali esistevano ancora, avrebbe dovuto aspettare la fine dell’Esperimento.

 

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