C’era una cosa che non convinceva il Poeta: l’aforisma iniziale. La prima volta che lo incontrò pensò che fosse stato scritto da coloro che si trovavano in una condizione simile alla sua. «Chi lavora con le mani è un lavoratore, chi lavora con le mani e la testa è un artigiano, chi lavora con le mani, la testa ed il cuore è un artista».
Ma dopo l’iniziale compiacimento per l’identificazione, il Poeta cominciò a dubitare che san Francesco potesse esserne il vero autore. Anni prima aveva letto un paio di libri sul santo, guardato dei documentari e alcuni film a lui dedicati, ma non si era mai imbattuto in quella frase. Tuttavia, nonostante gli sembrasse fuori contesto storico e biografico, l’aveva scelta come incipit e il nome del santo risaltava magnificamente all’inizio della sua home page. Restava però perplesso e più ci pensava più il dubbio di passare dalla parte degli webeti aumentava. Quindi si mise ad investigare usando più motori di ricerca, ma tutte le risposte concordavano: la frase era proprio di San Francesco. Ad un certo punto però, fortunatamente, si imbattè in una pista e scoprì che, digitando l’aforisma in inglese, il resto del mondo lo attribuiva a Louis Nizer, un ricco avvocato americano. Il Poeta si mise a pensare.
«Qui le ipotesi sono tre: o tu, Louis Nizer, hai riportato la frase di San Francesco in un tuo libro citando la fonte ma i tuoi seguaci l'hanno ignorata, o l’hai copiata dimenticandoti di citare Francesco, oppure hai trascurato di farlo volutamente. Nel primo caso sei innocente e la colpa è dei tuoi estimatori in rete, gli webeti d'oltremare, nel secondo caso sei colpevole di sbadataggine ‒ vedi che casino viene fuori a non fare bene il proprio lavoro? ‒ nel terzo caso sei un ladro a tutti gli effetti. Ma ammettiamo invece che tu, Louis Nizer, sia davvero l’autore della frase, allora com’è possibile che in Italia il popolo del web creda da decenni che sia stato San Francesco a scriverla e la diffonda in numerosi siti senza che nessuno fermi la dilagante falsità?»
Si sa, non è facile scoprire la verità usando lo stesso strumento che la distorce, quindi il Poeta abbandonò immediatamente ulteriori ricerche in rete. Per dirimere la questione sarebbe dovuto venire in possesso del libro dove si trovava la citazione attribuita al Santo, scritta dal Santo stesso o da un biografo attendibile, oppure avrebbe dovuto acquistare una copia del libro Between You and Me, di L. Nizer, New York Beechhurst Press, 1948, ripubblicato a New York da T. Yoseloff nel 1963, e poi controllare. Ma il Poeta non aveva i mezzi né la voglia per finire la verifica. Così, nonostante avesse chiara la sensazione di come fossero andate le cose, in assenza di prove schiaccianti non gli restava che assolvere entrambi.
“È meglio correre il rischio di salvare un colpevole piuttosto che condannare un innocente” diceva Voltaire. Ecco perché il Poeta attribuì la paternità dell’aforisma ad entrambi. In questo modo, anche se creava un falso nuovo di zecca diventando a tutti gli effetti pure lui un webete, raggiungeva perlomeno lo scopo di alimentare un dubbio e ciò, considerando la cosa come un vero falso, lo faceva sentire tutto sommato con la coscienza a posto.
