«Tutto ciò che incontrerai in questo sito è stato fatto da non professionisti. I disegni, le attrezzature del laboratorio, le liriche, i racconti, le stampe, il sito, tutto è stato creato da me con l’aiuto di gente come me: siamo stati tutti improvvisatori, sperimentatori o sognatori. Abbiamo sicuramente impiegato il quadruplo del tempo necessario, speso dieci volte tanto, sia in energie fisiche sia in denaro e abbiamo commesso pure una caterva di sbagli e ripartenze, ma tutto ciò ha permesso che io e i miei collaboratori mangiassimo spesso assieme, dormissimo sotto lo stesso tetto, facessimo viaggi, ci volessimo un sacco di bene, qualche volta persino amandoci, a tratti scornandoci, perdendoci e ritrovandoci, ma quasi sempre divertendoci. Io ci ho messo l’albero, ma i frutti che vedi si devono all’amicizia. Devo quindi ringraziare un affascinante amico filosofo (definito in alcuni passaggi come l’Etnorelativista), Ale the Six, l’unica Amica che ha attraversato tutti gli eventi, un paio di studenti universitari maschi (di quelli che “Potrei fare tutto, ma lo farò dopo, forse…”), un nonno operaio con la quinta elementare ma capace di realizzare qualsiasi attrezzo gli chiedessi, una nonna che mi ha amato riempiendomi per anni il congelatore di minestre e verdure dell’orto, una ragazza seria e bella (di quelle indecifrabili, “troppa roba” per i ragazzi di oggi), la mamma della ragazza seria e bella (tipa tosta, the problem solver), il compagno di studi della ragazza seria e bella (l’unico suo difetto è che non metteva mai le ciabatte), un amico veramente genio, “non colto ma dall’intelligenza vivace” (la definizione è sua), un rimpianto amico impiAgato nel mondo della finanza che nel tentativo di attaccarsi al mio sogno è naufragato nell’attraversamento di se stesso (spero sia riuscito a venirne a capo), il mio maestro artistico Stefano (anche se non ho mai fatto, o quasi, come voleva lui), gli insegnamenti di un uomo frequentato per anni che poteva essere un Maestro ma che prima di tutto era un uomo (nel bene e nel male), il Signore e la Signora dei Gong, gli unici a cui nei momenti di difficoltà abbiamo osato chiedere aiuto. Un grazie anche al mio analista (è stato un vero piacere), al Teatro Contatto di Udine (finché ho potuto non ho mancato), alla scuola di counseling e a una galassia di altre esperienze simili (tutta gente che vedeva gli elfi e parlava con gli alberi), a una gatta semovente ed epilettica, considerata da tutti gli scienziati l’anello mancante tra i peluche ed i felini, grazie a Miriam e Agnese, le due muse ispiratrici più citate nelle mie poesie (sebbene anche a molte altre vada il mio ringraziamento, per alcune immagino sia stato un vero “piacere”, con altre è stato l’infinito), e grazie anche a Nadia, Irene e Valentina (forse solo i tempi sono stati sbagliati, non il vissuto). Infine, un grazie particolare va soprattutto alle mie adorate Fabiola e Sofia, che hanno stoicamente sopportato per anni che casa nostra fosse un luogo di incontro per costruire sogni e un ricovero per aiutare le persone in difficoltà («A volte siamo come un campo di accoglienza dei caschi blu», così è stata definita casa nostra da Fabiola, di fronte al continuo via vai di persone che sono venute in cerca di una parola). Infine, sono costretto a ringraziare pure il Cardicor, l’Almogram, il Moment e la Neocibalgina (gli inseparabili analgesici che settimanalmente mi hanno salvato da tremende emicranie), il pino sul Monte Brancot, i panorami di Zahre, i granelli di sabbia di Lignano Pineta, il molo Audace di Trieste, Glemone, i campi di mais e le file di gelsi a Cassacco, la mia terrazza a Tricesimo e, per ultimo, grazie al “Mistero” a cui ogni sera rivolgo le mie preghiere perché la Bellezza resti dentro di me. Ci vuole anche questo: decidere come nutrire i propri pensieri e saper domandare è fondamentale, perché la vera poesia è un canale aperto con l’Assoluto e, ammesso che quest’ultimo sia un Dio, un extraterrestre, Gaia, il Sole o qualunque altra potenza spirituale, compreso me stesso, non è facile accettare neppure che il canale sia aperto».
Amen!
«E Buona Itaca a voi, cari lettori, che non ci state capendo una mazza di questa Home Page: sappiate che voi siete la parte principale dell’Esperimento, il reagente, e quindi come posso non ringraziare tutti voi e le vostre sinapsi, i neuroni, le cellule celebrali che proprio in questo momento tengono in vita l’Esperimento di un agente, io, che potrebbe persino essere morto da anni? Questa sì che è magia pura, grazie».
